Film – Mirtillo – Numerus IX…una occasione mancata
Mirtillo – Numerus IX: tra suggestioni visive e stereotipi storici. 
Desiderio Sanzi, nel suo Mirtillo – Numerus IX (2025), tenta un’ardita operazione: coniugare il fantasy onirico con la stregoneria storica, ambientando il viaggio del protagonista Andreuccio verso Triora, il leggendario “paese delle streghe”, sullo sfondo di un’Europa devastata dalla Peste Nera. Se da un lato il film si distingue per la sua estetica ipnotica e la fotografia curata da Daniele Cruccolini , dall’altro tradisce una parziale approfondimento storico che riduce la complessità del fenomeno persecutorio a una serie di cliché cinematografici, svuotandolo del suo potenziale narrativo e sociale.
Una cornice visiva affascinante, una sostanza storica evanescente
Sanzi, documentarista e pittore, dimostra indubbia originalità nella costruzione di immagini evocative: il paesaggio desolato, il misterioso compagno Mirtillo (interpretato dallo stesso regista) e le sequenze oniriche creano un’atmosfera sospesa tra incubo e realtà . Tuttavia, questa cura formale non basta a compensare l’approccio riduttivo alla stregoneria. Triora, citata come meta simbolica (solo nella seconda metà del XX secolo assurgerà a iconica città delle streghe), diventa un pretesto per riproporre stereotipi già visti: la strega giovane, bella e sessualmente libera, figura più vicina al fantasy che alla realtà storica delle accusate, perlopiù donne anziane, emarginate o guaritrici . La scelta di ignorare la bibliografia recente sul tema ,a differenza di Gostanza da San Miniato di Paolo Benvenuti (2000), smorza inevitabilmente l’impatto del film come riflessione storica.
La Chiesa come macchietta persecutrice e l’assenza di sfumature
Uno dei maggiori limiti di Mirtillo è la rappresentazione monolitica della Chiesa come istituzione ossessionata dai roghi, senza accenni alla complessità del contesto. Nel film, come in molta filmografia mainstream, manca qualsiasi riferimento al dibattito interno alle autorità ecclesiastiche, alla frattura tra tribunali secolari (spinti da interessi politici) e la crescente moderazione degli inquisitori nel tardo Cinquecento . Anche a Triora, la persecuzione fu segnata da tensioni tra la comunità locale e le istituzioni, un dinamismo assente nella pellicola. Inoltre, Sanzi ignora il ruolo della medicina dell’epoca, che spesso diagnosticava come “maleficio” ciò che era malattia o suggestione, un tema trattato con più spessore in opere come I diavoli di Ken Russell (1971) e La visione del sabba di Marco Bellocchio (1988).
Il sabba demonologico: tra sincretismo e fraintendimenti
Il film ripropone l’immagine del sabba come rituale diabolico, allineandosi all’iconografia demonologica invece di esplorare il sincretismo tra cultura folklorica e cristianesimo che caratterizzava molte pratiche accusate di stregoneria . Questa scelta riflette una visione superficiale del fenomeno, dove la “setta delle streghe” è dipinta come una contro-religione organizzata, anziché come il frutto di proiezioni inquisitoriali e paure collettive. Peccato, perché proprio Triora, con i suoi processi, avrebbe offerto materiale per un’analisi più sottile del rapporto tra potere, genere e superstizione.
Conclusioni: una occasione mancata

Mirtillo – Numerus IX è un’opera ambiziosa ma sbilanciata: sebbene lodabile per l’impegno nel portare sullo schermo una pagina oscura della storia, fallisce nel trasformarla in una riflessione profonda. La critica alla persecuzione delle streghe si perde in un immaginario già visto, mentre la potenziale denuncia sociale si dissolve in un’estetica fine a sé stessa. Tralasciando le lacune narrative e altre considerazioni più tecniche che rimandiamo ai critici cinematografici, la più evidente mancanza ai nostri occhi è la debolezza dei riferimenti storici. In ultima analisi un’occasione mancata sotto il profilo della riflessione culturale su una delle pagine più oscure della nostra storia, che paradossalmente pur partendo da lodevoli intenzioni finisce ancora una volta per non rendere giustizia alla memoria delle vittime reali della caccia alle streghe, contribuendo a mantenere vivo nell’immaginario collettivo quell’immaginario sabbatico sotto la cui coltre continuano a restare occulte le cause della persecuzione e il volto delle sue vittime reali.
Per chi volesse approfondire la stregoneria storica, consigliamo la lettura di un saggio ancor oggi fondamentale I benandanti di Carlo Ginzburg, e la visione delle opere cinematografiche citate, in cui la complessità del tema è trattata con maggiore rigore.
Prof.Paolo Portone

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