Palazzo Stella

PALAZZO STELLA

Non si pecca di esagerazione quando si afferma che l’antico palazzo Stella è il “cuore del borgo medievale”. Costruito nel Trecento, quando la Repubblica di Genova governava su gran parte della Liguria di Ponente, insiste su ben quattro vie (Roma, Cima, Castello, Dietro la Colla) e, soprattutto, su piazza Reggio.

Per secoli ha rappresentato un centro di potere, di prestigio e di mecenatismo. Nelle sue innumerevoli stanze sono nati, vissuti e morti personaggi distintisi in ogni campo.  Facino Stella, emigrato a Genova nel 1360, fu padre dei famosi annalisti della Repubblica, Giorgio, Giovanni e Battista.

Precisi ed imparziali, con un atteggiamento critico e intercalando osservazioni morali e sentenze, gli Stella tramandarono ai posteri le memorie degli avi, successivamente riprese ed ampliate dal Giustiniani. Grandi mecenati ed estimatori d’arte, gli Stella rivaleggiarono con i Capponi ed i Borelli nel possesso di immobili ed in munificenza. 

Gli Stella diedero al paese sindaci, religiosi, parroci. Fu Sindaco per alcuni anni Luigi Maria, ultimo discendente della nobile famiglia, morto a San Remo nel 1852. Sposato in seconde nozze con la marchesa Camilla d’Aste di Albenga e non avendo figli, adottò il nipote Alessandro d’Aste, rendendolo erede dei propri beni a condizione che assumesse il cognome Stella. Questi, celibe, adottò a sua volta, sempre a patto che venisse mantenuta la casata, il nipote Amero d’Aste Marcello.

Quest’ultimo, ufficiale della Marina e Senatore, diresse come ammiraglio lo sbarco nell’isola di Rodi nel 1912. Sebbene residente a Sanremo, trascorreva le sue vacanze nel suo palazzo di Triora, ove aveva ereditato tutti i beni degli Stella, poi passati, alla sua morte, al figlio Bruno.

Personaggio sfortunato fu Isotta Stella, la quale, già ultrasessantenne, venne tacciata di stregoneria e torturata. Non seppe resistere ai supplizi e perì in una delle innumerevoli stanze del grande palazzo. Qui trovò alloggio il commissario genovese Giulio Scribani che, a cavallo degli anni dal 1588 al 1589, si industriò a trovare streghe, determinando quel fenomeno tristemente noto come la “caccia alle streghe”. 

Ben più edificante la storia dell’arcivescovo di Genova mons. Tommaso dei Marchesi Reggio che concluse la sua vita terrena in una stanza al primo piano del palazzo.

L’alto prelato genovese a Triora amava far ritorno ogni tanto per rinfrancarsi nel corpo e nello spirito, coadiuvato dal suo confessore, il triorese Giuseppe Giauni. Promotore dell’iniziativa tesa a collocare sul monte Saccarello (2.201 metri s.l.m.) una statua dedicata al Redentore, fu nel borgo medievale nel settembre del 1901, ricevuto da una folla festante. Nonostante la sua età, l’ottantaquattrenne arcivescovo preparò il discorso da leggersi in occasione della manifestazione su Saccarello, celebrando Sante Messe solenni, con il concorso di un grande pubblico.

Il suo entusiamo fu sconfitto da una grave malattia che, nel volgere di due mesi, lo condusse, il 22 novembre 1901, alla tomba. Nelle sale del Palazzo Stella, sentendosi vicino alla morte, chiese di essere seppellito a Triora, terra che amava e che considerava un po’ sua. Non fu accontentato. Alla sua morte, dopo solenni funerali che interessarono tutti i paesi della vallata, Molini, Montalto, Badalucco e Taggia, le sue spoglie furono trasportate a Genova.   

L’Istituto delle Suore di Santa Marta, fondato proprio da mons. Reggio, nel 1953 comperò ben tre quarti dell’antico palazzo, purtroppo gravemente danneggiato dalla guerra. In seguito la proprietà venne trasferita ad un’agenzia immobiliare e da questa al Comune di Triora. 

L’amministrazione comunale, conscia dell’importanza storica e culturale del palazzo Stella ha ristrutturato l’edificio, arredando e destinando alcune sale al Museo etnostorico della stregoneria (M.E.S.) con materiali per la maggior parte forniti dall’Associazione turistica Pro Triora.

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