Oratorio di San Giovanni Battista

ORATORIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA

L’Oratorio di San Giovanni Battista, che sostituì quello sottostante la collegiata quale sede della confraternita omonima, è una piccola costruzione poggiante su enormi pilastri; vi si accede da un’unica entrata, con ricco portale di raffinata eleganza in marmo bianco, con nicchia e piccola statua del Precursore, recante la data del 1694. Entrando, colpiscono soprattutto l’altare ed i numerosi quadri appesi alle pareti. Il primo, costruito in legno intagliato, con dorature e verniciature in nero, con due angeli adoranti, contrapposte a due colonne a spirale, reca in alto una piccola statua di San Giovanni Battista, con due angeli seduti sulle testate dell’architrave, sul cui fronte sta scritto: “Antonio Maria Vacaro indoratore fece 1690”. A realizzare quest’imponente e gradevole opera fu il molinese Giovanni Battista Borgogno, detto Buscaglia. La pala con l’Imposizione del nome al Battista è una delle opere meglio riuscite del pittore triorese Lorenzo Gastaldi (1625-1690); firmata e datata 1682, si fa apprezzare soprattutto per il gran numero di personaggi, ben quattordici e per i loro costumi, che danno un saggio del secentesco abbigliamento femminile. 

Dello stesso autore è anche il grande quadro con san Francesco confortato da un angelo, proveniente dalla sconsacrata chiesa di San Francesco, di cui costituiva la pala. Del padre Battista è invece è il quadro restaurato, della Trinità e le sante Agnese e Caterina, commissionato dal Bartolomeo Zucchetto nel 1652, come si legge dal cartiglio visibile in basso. Di grande livello è la tavola della Madonna del Rosario fra i santi Vicenzo Ferrer e Domenico, attribuita a Luca Cambiaso (1527-1585).      

In fondo all’oratorio è stato collocato, proveniente dalla chiesa di Sant’Agostino, un quadro su tavola del secolo XVI San Nicola da Tolentino, nel quale il santo è rappresentato nella pienezza della vita e collocato sopra un emisfero sorretto dal demonio, sotto il quale si stende un bel panorama di città. Sostiene con la destra un giglio e con la sinistra un libro aperto sul quale si legge: “Praecepta Patris mei servavi et maneo eius in dilectione”. 

Vanto dei Trioresi è però la statua lignea per cassa professionale di san Giovanni Battista, opera di straordinaria perfezione, che rivela l’abile mano del grande Antonio Maragliano, che lo eseguì, su commissione della Confraternita triorese, intorno all’anno 1725. A nulla sono valsi i numerosi tentativi di togliere la paternità dell’opera al celebre scultore genovese: per tutti, e non solo per i trioresi, questa è la statua del Maragliano, mentre quella più piccola, collocata in una nicchia e chiamata “San Zane u petitu”, veniva trasportata un tempo al santuario di San Giovanni dei Prati ai piedi del monte Ceppo. Pochi anni fa è stata restaurata e posta davanti all’altare dell’oratorio la statua di san Dalmazzo, compatrono di Triora, eseguita nel 1839 dallo scultore Paolo Olivari.

L’organo a tre campate, munito con due portelle aperte raffiguranti i santi Sebastiano e Marziano, reca la data del 1864.

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